Nella collezione di GEOGRAFIE DEL PALLONE ho immaginato un campionato nazionale a 54 squadre. Dove i colori delle maglie corrispondono ad uno stemma locale, alle tinte del territorio, ad un prodotto significativo della zona, ad un museo del luogo, alle cromie del logo di uno sponsor quando c’è …
E i nomi delle squadre in lizza corrispondono a quelle subregioni della penisola che tanto ci piace rispolverare quando si descrive agli amici la destinazione dell’ultimo nostro viaggio.
Non è un caso trovare quindi il logo del museo del tartufo sulla maglia della squadra delle Langhe o la figura di un buttero sulla maglia della Maremma.
Capita allora che anche le didascalie dei singoli giocatori corrispondano ai quei cognomi così comuni da circoscriverli ad una zona ben specifica.
Cognomi le cui origini attingono a storie di infanzie abbandonate. Migrazioni interne.
Dagli Esposito dell’area partenopea, ai Colombo del comprensorio lombardo, per poi passare dagli Sperandio ai Diotallevi, dagli Innocenti ai D’Angelo, dai Proietti ai Trovati …
È un calcio minore, inventato, ma radicato nella geografia reale.
Una mappa sentimentale in forma di torneo, che trasforma la casacca in archivio visivo del territorio.
Tavole decorative di piccolo e piccolissimo taglio.
Pannellature in compensato di pioppo in stampa digitale.
Cornice in multistrato di betulla o di pioppo.
























































