Nella serie MINIMAL COCKTAILS gli elementi vengono spogliati da tutto ciò che è ridondante in quella grammatica fatta di colori, proporzioni e gesti, fino a ridursi a segni essenziali, a cromie nette. Un’arancia, una scorzetta di lime, tre chicchi di caffè: il dettaglio diventa simbolo, memoria visiva di un gusto, di un incontro, di una fragilità che l’alcool sa talvolta rivelare.
Nella collezione non c’è alcuna ispirazione filosofica o morale. Neppure una parodia. È piuttosto una celebrazione grafica di ciò che i cocktail rappresentano: un’estetica fatta di bottiglie allineate, timbri amari, dolcezze nascoste, note affumicate o secche.
In filigrana riaffiora l’eco di un “saper sentire” pubblicitario che prometteva “piacere” e “momenti” difficili da dire, ma facili da vivere. Una stagione in cui il bere miscelato non era solo gusto, ma stile, promessa di mondanità, ambiguità sospesa, scorcio di un’Italia che si immaginava cosmopolita.
In queste composizioni il minimalismo non è privazione, ma modo per restituire l’essenza del bere miscelato. Piccole immagini che si fanno icone, destinate a farsi oggetti tangibili su legno, in formati raccolti, quasi intimi.
“Minimal Cocktails” è un gioco visivo e sensoriale.
Un brindisi metaforico essenziale, dove resta solo ciò che serve…
Tavole decorative di piccolo e piccolissimo formato.
Pannellature in compensato di pioppo con stampa digitale.
Cornice in multistrato di betulla o di pioppo.

























