C’è stata una generazione che ha giocato col nulla. Bastava un coccio di mattone per tracciare una pista e un tappo di bottiglia per pensare ad un’auto da corsa. La serie TOLLINI nasce da qui, da quell’atmosfera pervasiva in “bianco e nero” che tingeva tutto, dalle città alla tivù, dai pomeriggi alla carta stampata.
E’ la celebrazione di un gioco nato dal niente, misero e perfetto come si conviene per tutti quei giochi che non inventa nessuno. Semplicemente accadono. Con tanto di regole. E allora, quando l’unico carburante che hai è la fantasia, si riescono a vedere livree colorate dove non ci sono, si sentono rombi che nessuno sente e scie d’aria anche quando non passa nessuno.
Nella serie “TOLLINI” c’è tutta la gamma dei colori che avrei voluto vedere. Non per nostalgia, ma come risarcimento. I cordoli netti, le linee precise, i bordi sfacciatamente verdi a bordo pista. Ogni tratto di pista è dedicato a un protagonista, identificato in un momento preciso: la gara che lo ha definito, la luce di quel giorno, la temperatura dell’asfalto. Con tutta la precisione che è propria del bambino che, seppur nel gioco, si prende sul serio. Ho scelto personaggi che mi hanno formato, affascinato, fatto ridere, spaventato, accompagnato. Alcuni li ho incontrati, altri li ho incrociati in un fotogramma o in un articolo letto troppo presto. Ogni tollino è una miniatura che tiene insieme gioco e storia, realtà e nostalgia, la fragilità della memoria e la durezza dell’asfalto.
Un progetto nato per divertirmi, certo. Ma è anche una forma di rieducazione alla fantasia: restituire dignità a quel modo infantile e potentissimo di vedere il mondo.
Di inventare ciò che non c’è e poi provare davvero a costruirlo.
Tavole decorative in piccolo formato.
Pannellatura in compensato di pioppo con stampa digitale, o in versione magnetizzata con tollino metallico in scala 1:1
Cornice in multistrato di betulla.




















































