ULTIMA SPIAGGIA è una serie che utilizza il paesaggio costiero come struttura simbolica per indagare la posizione dell’individuo di fronte allo spazio aperto, al tempo ed alla perdita di centralità dell’azione. Le immagini non descrivono spiagge: costruiscono soglie. Le linee di battigia diventano dispositivi visivi che segnano il punto in cui il controllo umano termina ed inizia una dimensione più ampia, indifferente, non negoziabile. Le composizioni sono ridotte a campi essenziali, geometrie stabili, rapporti calibrati tra pieni e vuoti. All’interno di questi spazi compaiono presenze minime: figure umane, oggetti lasciati, tracce di passaggio. Il titolo ULTIMA SPIAGGIA introduce una doppia lettura.
Da un lato rimanda all’ultimo approdo, al luogo in cui si arriva quando le direzioni precedenti hanno esaurito la loro funzione. Dall’altro indica una condizione interiore: il punto in cui l’individuo, riducendo il rumore delle strutture sociali, economiche e di ruolo, si trova in rapporto diretto con uno spazio che non può essere negoziato né interpretato a proprio favore.
Le località indicate nelle opere non hanno valore turistico o documentario: sono coordinate biografiche, punti della geografia reale che diventano geografia interiore. Il paesaggio attraversato nel tempo si trasforma in archivio emotivo, in mappa di soste, di interrogazioni silenziose.
La collezione non mette in scena né dramma né consolazione.
Rappresenta solo uno stato di sospensione: il momento in cui l’azione rallenta, l’io si ridimensiona e l’esperienza si sposta dall’evento al rapporto con lo spazio.
Se esiste una “ultima spiaggia”, non è l’ultima vacanza: ma l’ultimo luogo in cui si va per capire se si è ancora in dialogo con il mondo, o se si è rimasti soli a fare domande…
Tavole decorative in piccolo formato.
Pannellature in compensato di pioppo con stampa digitale.
Cornici in multistrato di betulla o di pioppo.



























